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venerdì 3 dicembre 2010

It's a beautiful day


Che cosa c'è oltre l'anima,
tante cose che non ho capito mai
e penso a te che sei l'unica
perché nessuna ti ha mai guardata come me
It's a beautiful day
oggi è un giorno di sole
It's a beautiful day
senti come batte il mio cuore
It's a beautiful day
paura non ho di morire
restando in bilico così
per ritrovarti nella notte scura
a raccontare un mondo che non c'è
per ogni notte c'è un nuovo giorno
chi vivrà vedrà
It's a beautiful day
chissà perché dentro l'anima
restano i sogni che non hai vissuto mai
e cerchi il cielo in una lacrima
certi ricordi ormai non se ne vanno più
It's a beautiful day
oggi è un giorno di sole
It's a beautiful day
sento che si apre il mio cuore
It's a beautiful day
paura non ho di morire
restando in bilico cosi
per ritrovarti nella notte scura
a raccontare un mondo che non c'è
per ogni notte c'è un nuovo giorno
chi vivrà vedrà
It's a beautiful day

Pino Daniele - Boogi Boogi Man - 2010


Penso che sia un testo fantastico, vale la pena di ascoltarlo e ascoltarlo...

sabato 26 dicembre 2009

una rosa

rosa gialla
appoggiatta al tuo cuscino
e ancora dormi

ad inebriarsi del tuo profumo
e ti guardo

rosa gialla
per dirti grazie
nel silenzio
di una tua carezza

mercoledì 9 dicembre 2009

sarcastica

Tutta strana questa vita
sempre messa di traverso
che non smette di sorridirmi
sarcastica
senza mai lasciarmi il tempo
di capire
e guardare dal finestrino
questa vita tutta strana
che non smette di sorridermi
come sempre mi hai sorriso tu

venerdì 13 febbraio 2009

Ripensandoci

Quanto avevi scritto quell'estate. Avevi cominciato un attimo dopo che lei era partita. Un secondo dopo averla salutata. Un bacio tenero, quasi timoroso. La paura pazzesca che potesse essere già l'ultimo. L'avevi conosciuta solo qualche giorno prima, ma non avevi potuto aspettare, non aveva potuto aspettare. Era stato un colpo di fulmine. Gli occhi negli occhi, solo nascosti da un gran paio di occhiali neri, per evitare che tu potessi capire tutto subito. Non erano bastate quelle enormi lenti scure. Una magia della chimica dell'Amore. Ti camminava a fianco e la vedevi bellissima, incredibilmente a fianco a te. L'estate più bella del mondo, Lei a fianco a te, la sua mano che sfiora il tuo braccio, un brivido infinito lungo la schiena. I suoi denti bianchissimi che ti sorridono, il suo dito che tocca il tuo braccio. Se l'Amore esiste davvero, questo è il viso dell'Amore. Questi sono i suoi occhi.
Solo un paio di giorni, poi ognuno doveva seguire gli impegni ufficiali. Non si racconta un amore clandestino. Fuggiasco, traditore, brutto, ingiusto, doloroso... meraviglioso amore. Amore che innamora, che ti batte dentro, che ti scuote il cuore e l'animo. Amore che non puoi raccontare, che non puoi dire, che vive sotto tutto. Che rinasce solo quando la rivedi, attento a che gli altri non se ne accorgano. Un amore che non deve, un amore pazzesco, che non si dimentica. Tutti gli altri sono passati e passeranno, ma questo non passerà, perchè era Amore, anche se lei non ci ha creduto, anche se lei è fuggita via, anche se lei non ti parla neanche più e forse pensa che finalmente l'hai dimenticata. Sembra incredibile anche te, non è vero? Quando ripensi a Lei, sempre con tenerezza, sempre con lo stesso amore. Quando ripassi davanti a quel negozio dove le comprasti il regalo per quel compleanno, quell'unico compleanno. Anzi neanche il vero compleanno, perchè quello era per il mondo. A voi toccova il giorno prima, non si poteva scuotere l'ordine costituito. Quanto amore, in quel pacchetto. Quanta voglia di poter immaginare una vitra migliore, per sempre insieme, come nelle favole, come nei film. Perchè succede solo nei film... Il mondo ti travolge, ti porta via. Quanto desiderio di morire, quanta fatica per riuscire a rimanere attaccato con i denti a quel rimasuglio di dignità. La voglia di Lei, di sentire ancora una volta il suo profumo, poterla baciare, così come si bacia il primo amore. Che pazzia.Quanto hai scritto quell'estate: "Ciao Stellina Mia,buongiorno, sono le quattro e mezza di un 18 Agosto che difficilmente dimenticherò. Sono qui, dopo aver tentato inutilmente di dormire. Oggi sono a Roma, ieri per l’ennesima volta mi sono avvicinato, mentre rientravo dalla montagna a dove eri Tu, poi di nuovo mi sono allontanato e domani mentre io andrò dove sei Tu, Tu verrai qui a Roma. Insomma ci rincorriamo, ma siamo destinati a non vederci. Che cosa è tutto questo “coso” che ti trovi di fronte? Non lo so neanche io, forse una risposta la troverai leggendolo, forse ne riderai e basta, forse ti piacerà. Non lo so. Quello che posso dirti è che non so in che giorno terminerà, perchè da quando sarò in barca scrivere sarà più difficile (troppi occhi indiscreti si poserebbero sulle pagine), fino ad oggi (il 18 appunto) sono riuscito a scriverti più o meno tutti i giorni, cercando di mantenere un legame di pensieri e di Amore che era troppo grande da tenere tutto dentro."
"2 Agosto 2006 – ore 08,00
Sei andata via solo da qualche ora, dopo avermi guardato ancora una volta, dopo avermi illuminato il cuore ancora una volta con la luce di quegli occhi che, credimi o no, mi hanno colpito dalla prima volta. Non ho ancora il coraggio di guardare il calendario e contare i giorni che mancano per rivederti, per risentire il tuo profumo, per accarezzarti ancora una volta. Quanti sono i giorni che mancano? Quanti sono i giorni che mancano al momento in cui mi sfiorerai con la punta delle dita il braccio.
Quanti sono i giorni che mancano? Non lo so, non voglio saperlo. Non serve saperlo. "
Quanto hai scritto quell'estate?

venerdì 6 giugno 2008

non è la prima volta

tanto
se non scrivi
se non chiami
non sarebbe
neanche
la prima volta

tanto
se non ci sarai
non sarebbe diverso
da quando non c'eri
e non sarebbe
neanche
la prima volta

e quindi
non mi preoccupo
più di tanto

giovedì 25 ottobre 2007

Se mi addormento



vento caldo
che muove tende
assopite
nel silenzio della stanza
sul mare

colori tenui
come l'animo mio
oggi
sugli archi
della veranda

cuscini sparsi
aria di salsedine
nuvole d'estate

con gli occhi di lei
sul sorriso di sempre
mi guarda
poi di colpo
è di nuovo notte

martedì 4 settembre 2007

tempesta

quando il silenzio
urla come vento
diviene pioggia
senza tregua
quando senza senso
il tuono rimbomba
contro montagna
invalicabile
stringo forte il pugno
e scrivo
nell'aria scura
nella nube colma
le mie parole
per renderti lieve
l'affanno della corsa
per regalarti riparo
dal gelo
della solitudine

lunedì 27 agosto 2007

Parlare di Te


quando i sogni
prendono il sopravvento
la ragione
annichilisce
di fronte l'emozione
di sentire la tua voce
sperando di ascoltare
le parole che non dirai mai
di rivedere quella luce
negli occhi tuoi
allora i sogni
prendono il sopravvento
e vorrei
parlare di Te

lunedì 9 luglio 2007

se faccio finta

dimmi tu da quanto tempo
non ti vedo più
non ti parlo più
dimmi tu
perchè
vivo ancora
se sei capace
dimmi tu
perchè
faccio finta
di non vederti più
di non parlarti più

venerdì 25 maggio 2007

se potessi dirti

ogni volta
che vedo te
ogni volta
che ascolto la tua voce
ogni volta
che il tuo profumo mi fa voltare
ogni volta
mi perdo
nel tuo sorriso
e
ogni volta
vorrei
poterti dire
che il sole
che il sale
che il mare
che il cielo
che il mio mondo
sei sempre
tu

venerdì 18 maggio 2007

Addio

Quando penso a Lei, tutto si confonde, tutto ritorna immerso in una nebbia fredda, dove i suoni giungono ovattati ed i contorni si fanno vacui. Se penso a Lei ancora non capisco, tutto si raffredda. Immoto. Senza sentimenti. Senza emozione. Eppure... quando pensavo a Lei tutto sembrava diverso, tutto sembrava possibile. Ogni cosa assumeva una forma nuova, più bella. Qualunque follia era ragionevole se c'era Lei.
Poi oggi ho ripensato a Lei. L'ho vista algida, distaccata, senza più luce nei suoi occhi così belli. Mi parla, ma non riesco a sentirla. Sono riuscito a dimenticarla - mi dico - ora non fa più male.
Bene!
Ma tutto è sempre lì. Nulla viene dimenticato. Come una ferita, come la sua cicatrice che per sempre ti ricorderà quel dolore. Non sai se fa più male ciò che ti ferì o il ricordo di esso. Come vino che invecchia nella cantina umida. Quando il tempo viene, la riscopri, la spolveri, rileggi sull'etichetta quella data immemore e alla luce soffusa decidi. Si apre con dolcezza quel vaso di Pandora che contiene tutto il dolore del mondo. Te lo gusti in silenzio, da solo, soffermandoti ad ogni sorso, per gustare il sapore del dolore, che guarda caso è rima baciata anche con Amore.
Una lacrima scorre lenta, non la rimpiangi, non fai nulla per fermare la sua corsa pazza lunga la curva dolce della guancia. Un lacrima si impiglia tra l'ispido della barba. Rimane ad asciugare piano, senza risentimento. Attende. Un'altro sorso a riscaldarti il cuore, mentri pensi a quell'abbraccio: il gelo di un abbandono.
Se penso a Lei, ricordo la paura. La paura di morire, la voglia di spegnere tutto.
Poi oggi ho ripensato a Lei, al suo viso così dolce in quel ricordo che porto con me, e invece duro e senza amore se lo guardo ancora. Voglia di sfuggire agli occhi, al cuore, alla parola. Se parlo non risponde, se guardo mi evita, se invito sussiegoso diniego.

Allora vuoto la bottiglia, mi gusto il fondo della bottiglia, sollevo in controluce il vetro opaco e penso ancora a Lei, alla luce della candela sollevo il mio bicchiere e bevo all'Amore che mi hai regalato.

giovedì 19 aprile 2007

Musica

La luce del sole, ormai alto, filtra serpeggiando tra l’anta del balcone aperto e le tende bianche, di tessuto leggero che sembrano ballare un bolero silenzioso con l’aria che le attraversa.

Dal basso il rumore delle onde che continuano ad accarezzare i grandi scogli sotto la nostre finestra, si confonde con quello di una musica conosciuta, ma indistinta. La tua mano è appoggiata alla mia. La tua, scura, abbronzata, con le unghie lunghe e ben curate, la mia molto più chiara, con le unghie sempre rovinate e le dita un po’ storte. Mi giro piano ed una briciola, ricordo della colazione che ti ho portato questa mattina, mi solletica la spalla. Dormi ancora. Gli occhi chiusi, incorniciati da ciglia lunghe come il tempo ed il sorriso dipinto sul viso. La tua pelle scura, quasi quanto i tuoi capelli gioca un contrasto magnifico con le lenzuola bianche. Mi volto completamente e rimango folgorato dalla visione di Te. Sei li magnifica e bella, esattamente come ti avevo sognato, esattamente come il cuore mi diceva che doveva essere. Dormi tranquilla, tranquilla come una bambina. Dormi come sempre ti ho visto dormire: il viso di profilo sul cuscino, i tuoi capelli incoronano un viso che non dimenticherò per quanti anni vivrò ancora. Hai le mani infilate sotto il cuscino. Scorro con lo sguardo la tua schiena che disegna una dolcissima esse. La tua gamba sinistra è piegata verso l’alto mentre l’altra e distesa sotto il lenzuolo che lascia indovinare forme del tuo corpo che avrei voglia di scoprire ed accarezzare se non fosse per la paura di svegliarti dai tuoi sogni. Dormi ed è meraviglioso rimanere li a guardarti, a studiare la mappa dei tuoi nei. È meraviglioso essere li, dopo tutto quello che abbiamo vissuto in questi due giorni. Due giorni meravigliosi che abbiamo rubato ai nostri mondi estranei. Abbiamo rubato quarantotto ore al mondo che ci imprigiona. Abbiamo pregato perché tutto ciò si potesse avverare. Due giorni soli, rubati alla solitudine e alla voglia di amare e di sentirsi amati. Continuo a guardarti, non riesco a distogliere gli occhi dal confine chiaroscuro del segno del costume. Sono quasi ipnotizzato. Ti giri lentamente, emetti un gemito di sonno sommesso. Mi viene da ridere. Ora ti vedo di fronte: hai il seno scoperto. Sembri accorgerti di quanto sta accadendo. Apri un occhio e mi guardi. Il sorriso ti si allarga sul viso. Hai già capito tutto. Richiudi dolcemente l’occhio ed arricci un paio di volte l’indice della mano sinistra:”Vieni…”. Mi abbasso su di te e come al solito trovo il tuo abbraccio caldo ad accogliermi. Ti bacio le palpebre, la bocca, tu allunghi il collo porgendomi il collo, scendo lungo il tuo mento. Ridi, per il solletico che ti procuro con la barba ormai lunga. Il tuo profumo è una droga, o meglio il tuo odore mi ricorda il mare, la pelle dopo il bagno, quando il sale, lasciato ad asciugare al sole si incastona tra i pori della pelle. È un odore che ricorda la libertà, la gioia, il sorriso.

Mi stai guardando, come al solito sogno ad occhi aperti, sorridi, gli occhi tuoi sono teneri e pieni di amore. Con la mano destra cerchi il lenzuolo e lo tiri verso di te. Ti sei accorta di avere il seno scoperto ed arrossisci. Vorrei fare o dire qualcosa per farti capire quanto sono innamorato di te, ma non trovo nulla di meglio che rimanere in silenzio ed immobile, facendo scorrere il mio dito indice sul tuo braccio. Rimaniamo così ad ascoltare il frangersi delle onde ed il sussurro del vento tra le tende, il profumo di lavanda e cannella delle nostre lenzuola.

Mi sei mancata così tanto che ora non mi sembra vero averti qui tutta per me. Ora sei qui, vicino a me. Dolcemente tra le mie braccia, meravigliosa quando guardi ancora di sottecchi il mio tatuaggio.

Ci eravamo svegliati presto questa mattina, avevamo fatto colazione a letto, poi tu mi avevi preso tra le braccia…

Lancio svogliatamente un occhiata all’orologio che avevo poggiato ieri sera sul comodino azzurro a fianco al letto, segna le 13,45. In pratica abbiamo passato l’intera mattina chiusi in camera. Ti scuoto dolcemente e tu come sempre da quando ti conosco mi guardi, sorridi, allarghi le braccia. Fra qualche ora dovremmo ripartire e forse sarebbe bene mangiare qualcosa prima di rimettersi in moto.

Ci vestiamo velocemente. Ti guardo mentre ti vesti e penso che non ci sia nulla di più meraviglioso di te. Indossi reggiseno e mutandine coordinate, semplici, ma sembrano la cosa più sexy che abbia mai visto. Sopra un t-shirt bianca e un paio di jeans. Leghi i capelli in quel modo così meraviglioso da lasciarmi incantato. Sono i tuoi gesti, quelli semplici che fai tutti i giorni da quando ti frequento eppure, ancora oggi non so spiegarmene il motivo, questi gesti mi affascinano e mi stregano legandomi ogni momento di più a te.

Percorriamo il corridoio, scendiamo la ripida rampa di scale. La signora che ci ha accolto all’arrivo ci vede e le si accende su volto un sorriso incantevole quasi quanto il tuo. Tu mi prendi la mano e la stringi, con l’altra infili gli occhiali e cominci a camminare con il naso lievemente all’insù. Arriviamo alla scalinata, quei tre gradini che ci hanno dato il benvenuto ci aspettano assolati, la ghiaia del vialetto scricchiola sotto i tuo sandali con il tacco, lievemente e dolcemente. L’ombra del grande buganvilee ci traghetta fuori dalla nostra pensione. È caldo, ma è lieve passeggiare per questo piccolo paesino affacciato sul mare. L’odore intenso dell’acqua salmastra, la brezza che gioca con i tuoi capelli, questo sole settembrino che bacia innamorato il tuo viso, tutto sembra creato apposta per noi due. Poche persone, percorrono queste viuzze, fino a qualche giorno fa affollate come il Corso di una grande città. Oggi regna il silenzio sonnacchioso dei giorni di festa: un regalo per noi.

Ci fermiamo di fronte ad un ristorantino che appoggia i suoi tavolini sulla banchina del porto, quasi a ridosso della bitta dove sono ormeggiati un paio di pescherecci bianchi e azzurri. Tovaglie semplici, apparecchiate con piatti di un bianco abbagliante, due bicchieri ed al centro una candela mezza consumata e spenta. Il profumo delle pietanze a base di pesce ci accarezza lo stomaco, come al solito non ci servono parole, quello è il tavolo che abbiamo prenotato il primo giorno che ci siamo conosciuti.

Ci sediamo, l’uno di fronte all’altro, il sole è ancora alto, leggermente più basso dello zenit, gioca a far splendere i tuoi capelli con i colori della gioia e della felicità.

Sembra tutto un sogno, tutto talmente bello da sembrare il sogno sempre sognato di uno scrittore alle prime armi. Ti guardo come ti guardo dal primo giorno che ho realizzato che si parlava di sentimento condiviso, ancora oggi incredulo, ancora oggi stupito dal fatto che Tu possa trovare qualcosa in me. Ti amo, ti ho sempre amato, ti amo così da prima di conoscerti, da prima di sapere che esistevi. Ti amo perché la cosa che voglio di più è starti vicino, sentire il tuo respiro mentre dormi tranquilla al mio fianco, sentire il tuo dito accarezzare piano il mio braccio, sentirti ridere e vedere i tuoi occhi riempirsi di gioia bambina. Oggi la frase più semplice da dire è: “Ti amo”. Non volermene, ma mentre ti guardo, incorniciata dal sole più bello del mondo, mentre facendo finta di stiracchiarti allunghi le tue braccia verso di me. Le tue mani alla ricerca delle mie mani. Intrecci le tue dita alle mie ed io mi perdo per l’ennesima volta nello splendore di due occhi che mi strabiliano e mi trascinano dentro di loro ogni volta che trovo il coraggio di specchiarmici.

Mi stai raccontando di qualcuno dell’ufficio, ma io, completamente rapito dai miei pensieri non ho ascoltato una parola. Quando te ne accorgi fai finta di mettere il broncio. È solo un attimo, sai perfettamente a cosa pensavo. Ci si avvicina solerte un cameriere, alto e allampanato, ha un grosso naso e due orecchie a sventola enormi, inoltre ha il viso addobbato con due baffetti alla Clark Gable, veramente irresistibili. È la simpatia fatta persona. Ci comunica seduta stante di chiamarsi Giorgio e che non è un cameriere qualsiasi, bensì il proprietario del locale e che per oggi avrà l’onore di essere lui la nostra guida nel fantastico mondo culinario che conduce. Gli lasciamo carta bianca e ci affidiamo al nostro novello Virgilio per scoprire le meraviglie di questo Paradiso della Cucina. Giorgio si allontana con un sorriso soddisfatto sotto i baffetti.

Mentre aspettiamo fiduciosi la nostra attenzione viene catturata da due persone che arrivano più o meno dalla medesima direzione dalla quale siamo arrivati noi. Anche l’andatura e il modo di tenersi per mano li fa rassomigliare in maniera sconvolgente a noi. La grande differenza risiede però nella loro età, sono molto più vicini ai settanta che ai sessanta. Quello che sorprende, anche a questa distanza, è la luce nei loro occhi, il modo che hanno di guardarsi, di parlarsi. Si tengono stretti, osservano il mare, il cielo, con gli occhi dell’amore. Sono eleganti e distinti, vestiti con le tinte pastello del mare, si avvicinano ad uno dei tavoli vicino al nostro. Solo ora mi rendo conto di quanto sciocco sia stato io: lui la precede teneramente per arrivare al tavolo qualche secondo prima di lei, sposta la sedia, la fa accomodare e le avvicina la sedia. Qualcosa lo trattiene per un attimo, quindi, da dietro le avvicina le labbra tra il collo e l’orecchio destro, ornato di una magnifica perla, e la bacia teneramente con la gioia di un ventenne. Lei non si sorprende. Allunga leggermente il collo ed un sorriso dolce le increspa le labbra. Lui gira intorno al tavolo si siede di fronte e lei con un gesto che conosco bene allunga le braccia sul tavolo e cerca le dita di lui per intrecciarle alle proprie.

Anche tu ti sei accorta di quanto è accaduto appena a qualche metro da noi. Mi guardi, sorridi, più con gli occhi che con la bocca ed io mi scopro di amarti da sempre.

Sapore di sale

Sei ferma a prua, ti reggi allo strallo del fiocco. Guardi avanti, intenta a scrutare il niente. Chissà a cosa pensi. Siamo da poco fuori dalla Marina di Roma. Abbiamo deciso di viaggiare di notte, sfruttando questa brezza leggera da Sud che increspa solo leggermente un mare d’argento, altrimenti calmo come il tavolo da pranzo del soggiorno.

Ti guardo in silenzio dal pozzetto, illuminato appena dalla luce degli strumenti di navigazione.

41° 43.850’ N, 12° 11.739’ E, segna il GPS. Siamo appena al traverso di Fiumara. Un paio di miglia fuori. Le luci di Ostia sembrano già occhieggiare lontano. Un aereo solitario si alza da Fiumicino facendo vibrare l’aria con il rombo dei motori al massimo, mentre lentamente ritira flaps e fa rientrare i carrelli. Sollevi la testa e guardi in alto seguendo il rumore dell’aereo in volo.

Lasco un filo la randa, allentando la scotta dal winch di sinistra. Il log mi conferma un nodo in più.

Con l’aereo ormai lontano il silenzio è assoluto, solo lo sciacquio dolce della prua del nostro Bavaria che taglia dolcemente l’acqua, lasciando dietro di se una scia fosforescente.

Ingaggio il pilota automatico, il mare di fronte a noi è completamente libero. Il ponte è leggermente sbandato verso sinistra. Controllo un’ultima volta gli strumenti, quindi saltando sulla panca di dritta ti raggiungo a prua. Mentre mi avvicino mi accorgo che sei scalza, indossi quella felpa blu che ti ho regalato qualche tempo fa e dalla quale non ti separi mai quando siamo insieme. Il berretto con la visiera della Murphy ti trattiene i capelli. Mi fermo un attimo sei bellissima. Ogni volta che ti guardo non posso fare a meno di pensarlo, non posso fare a meno di pensare a quei primi giorni, a quell'interminabile periodo, che sembrava non finire più, in cui dovemmo separarci. Sembrano passati decenni. Ogni volta che ti guardo il mio cuore perde un piccolo battito ed io mi sollevo qualche centimetro da terra.

Ti raggiungo, sembri accorgerti di me solo ora, ti abbraccio da dietro, facendo passare le mie braccia sotto le tue. Bacio il solito posto, dietro il tuo orecchio destro. Un leggero brivido ti percorre, chissà se stai pensando anche Tu a quel primo giorno. Era l’ultimo giorno di Luglio.

Rimaniamo così per un minuto o forse più, il mare e la brezza da Sud cullano dolcemente la nostra barca. Ti giri lentamente verso di me, avendo cura di far passare il braccio destro dietro lo strallo; ti appoggi quasi al genoa teso e mi guardi profondamente negli occhi. Sei silenziosa e pensierosa. Sei tenera e decisa. Mi guardi e i tuoi occhi mi arrivano in fondo al cuore, rimestano nel mio animo e pescano tutto il mio amore per te. Vorrei non farti capire quanto sei importante per me, vorrei non dirti così spesso che ti amo. Non vorrei essere la parte debole di questo rapporto, ma Tu mi spogli di tutte le mie difese, delle mie armature. Mi hai colto di sprovvista, non mi hai dato tempo di mettere in atto tutta quella serie di tattiche che mi ero creato per essere sempre dalla parte di chi comanda in un rapporto. Ma mai come in questo momento, con te vicino a me, con te che mi baci con dolcezza le labbra, sono felice di non aver difese. Domani è un altro giorno…

giovedì 12 aprile 2007

muro

fiore d'estate
profumo di zagare
dietro quel muro
solo con te
per sempre
sarei rimasto
fermo
per guardare
i tuoi occhi
toccare
le tue mani
baciare
la tua bocca
dietro
quel muro
sarei rimasto
ad ascoltare
i tuoi
Ti Amo

giovedì 5 aprile 2007

ma...

cuore
maledetto cuore
che fai rima con Amore

maledetto cuore
che riapri
sempre
le tue porte

maledetto cuore
troverò la chiave
prima o poi

maledetto cuore
smetti di battere
e lasciami piangere
senza di lei

senza preavviso


all'improvviso
i tuoi occhi
nei miei

senza preavviso
cuore senza battito
respiro senza fiato

solo perchè

all'improvviso
i tuoi occhi
nei miei

mercoledì 21 marzo 2007

Dado

piccola poesia
piccole mani
piccoli occhi

emozionato
mi guardi
emozionato
mi parli

voce che trema
cuore che batte
parola dimenticata

piccola poesia
per sempre
nel mio cuore

19 Marzo 2007 - festa del papà

esse

solo
silenzio
sembra sentire
stasera

stando
solitario
seduto su
sassi
spaccati

sento
salmodiare
sussurrando
spiriti solo
sopiti

soltanto
serrando
nel cuore
l'Amore

per te


il tuo nome
che vorrei urlare
nel vento
in faccia
al mondo

il tuo nome
che non posso
dire
che posso
sussurrare
nel silenzio

il tuo nome
che mi accompagna
da sempre
per sempre
nel vento
come un'ombra

pioggia

gocce
di pioggia
come lacrime
d'amante
scivolano
sul volto
amato
in silenzio
costante