amico mio
oggi lui
non c'è più
piangi
amico mio
perchè lui
non è più
piangi perchè
non sarà più
lui a legare
quella lenza
non sarà più
lui a raccontarti
di quel mare
non sarà più
lui a darti
quel consiglio
piangi
amico mio
ma io so
che lui
sarà
per sempre
con te
per Fulvio - 17 marzo 2007
Visualizzazione post con etichetta Padre. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Padre. Mostra tutti i post
mercoledì 21 marzo 2007
domenica 21 gennaio 2007
...Sogno
I passi risuonano nel cortile ancora addormentato la mattina presto. Rondini, planando sul pelo dell'acqua della piscina a caccia di insetti, si lasciano dietro una piccola scia di motoscafo. Da una finestra aperta del primo piano qualcuno canticchia a bassa voce: " ...dammi tre parole: sole, cuore, amore. Dammi un bacio che non fa parlare...". Odore di caffè appena preparato solletica il naso, facendo uggiolare il mio stomaco. Scendo i dodici scalini della rampa sporca del garage, quindici passi in avanti, svolto a destra: sette passi. Premo sul tasto del telecomando dell'antifurto: scattano secche le serrature, i fanalini delle frecce occhieggiano rassicurandomi con un sonoro BIIP, BIIP. Salgo in auto; l'odore della macchina pulita mi fa bene, mi fa sentire in ordine, con la vita e con me stesso. "Veramente c'è un pò di polvere, se posso poi la porto a lavare". Pochi secondi bastano per riscaldare le candelette dell'accensione... Mi ricordo quando si doveva accendere la macchina di mio padre, se non passava almeno un minuto, non si partiva. C'erano quei momenti di sospensione, che eri già in viaggio, ma non eri ancora partito! Si rimaneva tutti in silenzio, poi la fida Peugeot celestina dava un colpo di tosse, un filo di nerofumo usciva dal tubo di scappamento. Ricordo che guardavo mio padre con ammirazione, lo guardavo impegnato a guidare ed ero fiero di lui: che fosse mio padre. Si parlava, si dicuteva per ore. Si viaggiava sul filo dei centoventi senza troppo preoccuparci. Viaggi che oggi sembrano uno scherzo li pianaficavamo per tempo, si preparava l'auto. Il mattino ci si alzava presto, mio padre ed io eravamo i primi a scendere, si caricava, si scherzava un pò e poi si facevano scendere gli altri. Mio padre guidava ed ascoltava musica classica o jazz. Si parlava di scuola. Mi beccavo ramanzine lunghe quanto un'autostrada, ma era tutto bellissimo. Lui era lì, forte comne quercia, dolce come un padre. Gli occhi celesti mi guardavano e sapevo che mi voleva bene. Sapevo già tutto di lui, ma mi piaceva farmelo raccontare, mi piaceva pensare che lui si fidasse di me. Quando si voltava verso di me, seduto sul sedile del passeggero, mi guardava, allungava una mano e con il palmo mi accarezzava la testa con un gesto che solo con lui aveva un significato speciale. Mi diceva, quel gesto: "Sei mio figlio, ti voglio bene e tu ne vuoi a me". E' stato anche l'ultimo gesto cosciente di mio padre. E' stato terribile vederlo su quel letto di ospedale, non più in grado di vedere o sentire, ma con il cuore ancora deciso ad andare avanti. Io dovevo essere quello più forte, ma non ce l'ho fatta. Sono uscito, mi sono seduto fuori. Piangevo. Piangevo lacrime che avevo messo via da parecchio tempo. Poi qualcuno mi sussurrato in un orecchio: "E' finito!" Che vuol dire? Mio padre sono oltre dieci anni che non c'è più. Che non mi parla più e oggi sono io quello ad essere guardato dal sedile del passeggero. Mia figlia mi guarda. Ogni tanto, mi volto piano, cercando di non farmi vedere e scopro il suo sguardo rivolto verso di me. Allora allungo il braccio e con tutta la tenerezza del ricordo le accarezzo il capo e le dico con quel gesto: "Sei mia figlia, ti voglio bene e tu ne vuoi a me."Controllo di aver allacciato la cintura di sicurezza, la mano destra si allunga verso il pulsante della radio e l'apparecchio prende vita. Una voce allegra mi annucia poco traffico e sole. Dalla tasca dello sportello di sinistra prendo il fodero del CD che ormai ascolto senza interruzione: "Pooh". Con due dita estraggo il disco dal fodero e lo infilo nel lettore. Dodi battaglia attacca "Portami via". Cantto con lui.
Qualche metro di retromarcia, devo fare attenzione: quello mi parcheggia sempre più vicino.
Penso a te, innesto la prima e il motore sembra borbottare contento. Stacco lentamente la frizione. Le ruote iniziano lentamente ad avanzare. Pochi metri esauriti lentamente fino all'auscita del cortile mi permettono di indossare l'auricolare del telefono ed inforcare gli occhiali da sole. Un saluto al portiere che sta aprendo la guardiola e sono fuori. Penso a te.
Guardo il sedile del passeggero e ti immagino già seduta al mio fianco. La strada, a questa ora, è ancora completamente sgombra ed i semafori lampeggiano oziosi. Pochi cani portano a spasso padroni mezzo addormentati e con i pantaloni infilati malamente sul pigiama. Ci vuole poco per arrivare all'imbocco dell'autostrada. Il Telepass fischietta gioioso il suo permesso a transitare. Regolo la velocità appena sopra i centotrenta. I fari accesi illuminano la strada. Le poche macchine che sono sulla strada vanno più piano di me e si lasciano sorpassare senza difficoltà. I Pooh continuano a cantare; li ascolto senza sentirli. Penso a te, alla voglia di vederti, di abbracciarti, di stringerti, di non lasciarti mai più. Sono passati più di dieci giorni da quel saluto sulla porta di casa tua e non ti avevo più sentito. Quando poi, non me lo aspettavo più ha squillato il cellulare, ieri sera: era il tuo nome quello che leggevo sul display. L'ho guardato senza capire. Era troppo bello per essere vero. La tua voce felice, allegra, mi ha chiesto come stavo: "Ora bene!" ho sentito rispondere dalla mia stessa voce, quasi senza fiato. Mi hai detto che saresti arrivata oggi con il traghetto a Civitavecchia. "Ti va di venirmi a prendere? Così poi andiamo in ufficio insieme, tanto arrivo alle sette!".
Sono già in viaggio verso te.
Qualche metro di retromarcia, devo fare attenzione: quello mi parcheggia sempre più vicino.
Penso a te, innesto la prima e il motore sembra borbottare contento. Stacco lentamente la frizione. Le ruote iniziano lentamente ad avanzare. Pochi metri esauriti lentamente fino all'auscita del cortile mi permettono di indossare l'auricolare del telefono ed inforcare gli occhiali da sole. Un saluto al portiere che sta aprendo la guardiola e sono fuori. Penso a te.
Guardo il sedile del passeggero e ti immagino già seduta al mio fianco. La strada, a questa ora, è ancora completamente sgombra ed i semafori lampeggiano oziosi. Pochi cani portano a spasso padroni mezzo addormentati e con i pantaloni infilati malamente sul pigiama. Ci vuole poco per arrivare all'imbocco dell'autostrada. Il Telepass fischietta gioioso il suo permesso a transitare. Regolo la velocità appena sopra i centotrenta. I fari accesi illuminano la strada. Le poche macchine che sono sulla strada vanno più piano di me e si lasciano sorpassare senza difficoltà. I Pooh continuano a cantare; li ascolto senza sentirli. Penso a te, alla voglia di vederti, di abbracciarti, di stringerti, di non lasciarti mai più. Sono passati più di dieci giorni da quel saluto sulla porta di casa tua e non ti avevo più sentito. Quando poi, non me lo aspettavo più ha squillato il cellulare, ieri sera: era il tuo nome quello che leggevo sul display. L'ho guardato senza capire. Era troppo bello per essere vero. La tua voce felice, allegra, mi ha chiesto come stavo: "Ora bene!" ho sentito rispondere dalla mia stessa voce, quasi senza fiato. Mi hai detto che saresti arrivata oggi con il traghetto a Civitavecchia. "Ti va di venirmi a prendere? Così poi andiamo in ufficio insieme, tanto arrivo alle sette!".
Sono già in viaggio verso te.
mercoledì 17 gennaio 2007
Sic transit...
Si passa la vita a pensare e ripensare... si passa la vita a pensare a come comportarci, a come relazionarci con gli altri. Si passa la vita cercando di capire gli altri, cercando di costruirsi un manuale del giusto comportamento, aggiungendo di giorno in giorno capitoli e paragrafi. Poi un giorno provi a rileggerlo e scopri che è tutto sbagliato, che nulla è come te lo aspettavi. Tutti i tuoi sogni, le tue metafore di vita le puoi gettare via, arriva qualcuno che si diverte in un attimo, in un solo momento a sovvertire l'ordine costituito. Ti distrugge quelle belle sovrastrutture che hai faticato tanto a mettere su. Prende le tue espressioni e le modifica come fossero plastilina, prende il tuo cuore e se lo riggira tra le mani senza pensarci un secondo. Ti fa suo, ti modifica, ti apre, ti smonta, cambia i pezzi e gli ingranaggi, modifica il tuo modo di "girare". Se ci peni poi ti senti un cretino, ma quando sei li dentro, perchè ti ci sei voluto gettare tu, allora nulla è banale, nulla è sbagliato per Lei. Fareti qualunque cose per regalarle un sorriso, per strapparle un "Ti Amo", per sentirtela un attimo più vicina. Vorresti tirartela addosso, come una coperta, tenertela vicino. Scrivi, pensi, canti, mangi solo per Lei; perchè Lei è quella che ti da la luce, è quella che ti avvicina alla Grazia. Se ti chiedessero di spostare il mondo a spallate, magari proveresti a farlo, perchè credi in Lei, perchè in Lei, trovi la forza di mille uomini. Perchè ti senti Lancillotto con Ginevra. Quanto hai riso... quando ti ho detto questo. Perchè ti avrei protetto da tutto e da tutti, avrei sfidato il mondo e le poche cose buone che nella mia vita ho fatto, avrei perso tutto per Te. Ma tu hai riso, hai alzato le tue belle spalle e hai riso.
C'era già chi spingeva il tuo cuore in un'altra direzione, c'era già chi ti aveva sorriso e aveva aperto una nuova falla nel tuo cuore vagabondo.
Non sei più, ed io non sono più per Te. Potrò forse non dormire mai più, girovagando da una stanza all'altra, riempendi fogli con la voglia di Te. Sognando Te a fianco a me. Sentendo la canzone che incanta dei tuoi sospiri quando ti accarezzavo piano, quando il tuo corpo si muoveva con la musica del mio. Ora tutto questo non c'è più. Ora rimane una ferita profonda, colma di pus, di dolore che non si rimargina, metti in atto tutte le strategie di difesa, ma ti scopri che il sentimento che sempre più prende piede è un odio sordo, feroce. Un odio che ti scorre silenzioso e viscido nello stesso solco in cui un attimo prima scorreva il dolce miele di un Amore impossibile. Tanto è stato grande questo Amore, più profondo e colmo è il fiume in piena dell'odio, della voglia di distruggere la tua figura dentro di me, di accartocciare quelle foto che non ho mai fatto. Una furia cieca che ti porta ad escogitare tutti i modi possibili per farti soffrire almeno la metà di quanto io sto soffrendo. Una furia cieca che ti porta a sederti sulla riva del fiume e aspettando di vedere passare il tuo corpo, solo per dirti: "Visto che avevo ragione io". Poi ti svegli dal tuo non sonno, da quelle poche ore in cui gli occhi vinti dalla stanchezza, dall'ansia, dalla rabbia si chiudono silenziosi, lasciandoti instupidito su di un divano con la televisione accesa. Ti svegli e scopri che l'odio è di nuovo amore, che comunque è lei che si agita nel tuo cuore. Sei li che paghi il conto delle tue malefatte, pensi che prima o poi tutto questo dovrà finire. Pensi che domani ti porterà un amore nuovo, un qualcosa di nuovo per soppiantare, per riempire quel fiume di dolore che ti scorre dentro. Ma non è mai così, non fiisci mai. Ci si vede, si fa finta di non vedersi. Si fa finta di ignorarsi, perchè questo è il modo migliore per esorcizzare la paura dell'altro. Magari fra qualche tempo ci vedremo in ascensore e scoppieremo a ridere... Mi dispiace non sarà così, non ci saranno sorrisi, non ci saranno risate, ci sarà una cicatrice enorme nel mio cuore, che nulla potrà mai colmare, potranno esserci altre Lei, ma nessuna sarà mai Tu, con il tuo sorriso, con il tuo dito sulla mia spalla. Nessuna potrà regalarmi la dolcezza di un tuo bacio e la stretta meravigliosa di un tuo abbraccio. Ora Stellina Mia, è tutto finito, sei riuscita a regalarmi quell'odio che non riuscivo a provare. Tu con la tua corte di questuanti sieti riusciti ad aprirmi gli occhi. Non c'è più amore nell'alveo secco del mio fiume dell'Amore. Scorre denso e vermiglio il cupo liquido dell'odio, della voglia di vederti soffrire. Forse una volta te l'ho già scritto, ma nel mio vagabondare tra questi amori brevi, una cosa l'ho imparata: il male che fai, prima o poi te lo ritrovi raddoppiato. Forse per il semplice motivo che i nostri amori brevi con il passare del tempo, divengono, giorno dopo giorno, più necessari, devono essere più coinvolgenti, per la tua dose di amore sei disposto ogni volta a rischiare qualcosa di più. Ogni volta, apri un pò di più il tuo cuore, ti mostri più vulnerabile, perchè ogni volta devi riempire un fiume più grande. Devi diluire il dolore immenso di un immenso amore con un amore ancora più grande. Ma il mondo, questo mondo, queste persone, non ti regalano nulla, nessuna ti regala niente. Tutti vogliono viaggiare in prima e tutti raccolgono a piene mani, dando il meno possibile, esattamente come hai fatto Tu. Ma ci sarà il giorno che la tua voglia di Amore ti farà inciampare e troverai lì ad aspettarti, al varco, ad un passo del tuo cuore, quell'anima nera che farà di Te quello che Tu hai fatto di me... e non avrai scampo, perchè al tuo dolore si sommerà il dolore ed il rimpianto per il dolore che hai dato.
I nostri cuori, le nostre anime, i giocattoli di questi adulti dispersi nel mare della disperazione, della desolazione si rompono spesso, lasciano scie di sangue che non si rapprende. Solo chi ci passa, chi attraversa questo deserto infuocato di giorno e gelido di notte sa cosa significa. Solo chi viaggia da solo in un mare colmo di disperazione disperata, riuscirà a cogliere il senso di queste parole, che amiche riempiono le pagine ora di un diario, ora di un blog, perchè sono l'unoco conforto per chi è troppo solo anche per piangere con un amico, anche perchè ha finito le proprie lacrime. Tu viaggi lontano, un'altra galassia, e solo le parole ti sostengono, queste parole che da sempre ti sono amiche che ti permettono di innamorare e di piangere, queste parole che da sole scivolano silenziose dalla tua anima al foglio bianco, riempendolo. Ho in queste parole il mio tesoro, il mio sostentamanto. Nessuno sa, nessuno legge, nessuno risponde. Le mie parole, sono mie, le tengo strette, le coccolo e le amo, così come faccio con i miei figli. Sono dolci, amare, salate, sapide, tenere, dure, alte, basse, prendono la forma, assumono la forma dell'acqua, perchè la forma non c'è. Le monto, le smonto, le affianco, le accavallo, le scrivo grandi e piccole, gli cambio di formato e loro mi ubbidiscono, rispondono docili al mio comando regalandomi la dolce illusone che per una volta a comandare il gioco sono io. Oggi siete voi il mio Amore.
C'era già chi spingeva il tuo cuore in un'altra direzione, c'era già chi ti aveva sorriso e aveva aperto una nuova falla nel tuo cuore vagabondo.
Non sei più, ed io non sono più per Te. Potrò forse non dormire mai più, girovagando da una stanza all'altra, riempendi fogli con la voglia di Te. Sognando Te a fianco a me. Sentendo la canzone che incanta dei tuoi sospiri quando ti accarezzavo piano, quando il tuo corpo si muoveva con la musica del mio. Ora tutto questo non c'è più. Ora rimane una ferita profonda, colma di pus, di dolore che non si rimargina, metti in atto tutte le strategie di difesa, ma ti scopri che il sentimento che sempre più prende piede è un odio sordo, feroce. Un odio che ti scorre silenzioso e viscido nello stesso solco in cui un attimo prima scorreva il dolce miele di un Amore impossibile. Tanto è stato grande questo Amore, più profondo e colmo è il fiume in piena dell'odio, della voglia di distruggere la tua figura dentro di me, di accartocciare quelle foto che non ho mai fatto. Una furia cieca che ti porta ad escogitare tutti i modi possibili per farti soffrire almeno la metà di quanto io sto soffrendo. Una furia cieca che ti porta a sederti sulla riva del fiume e aspettando di vedere passare il tuo corpo, solo per dirti: "Visto che avevo ragione io". Poi ti svegli dal tuo non sonno, da quelle poche ore in cui gli occhi vinti dalla stanchezza, dall'ansia, dalla rabbia si chiudono silenziosi, lasciandoti instupidito su di un divano con la televisione accesa. Ti svegli e scopri che l'odio è di nuovo amore, che comunque è lei che si agita nel tuo cuore. Sei li che paghi il conto delle tue malefatte, pensi che prima o poi tutto questo dovrà finire. Pensi che domani ti porterà un amore nuovo, un qualcosa di nuovo per soppiantare, per riempire quel fiume di dolore che ti scorre dentro. Ma non è mai così, non fiisci mai. Ci si vede, si fa finta di non vedersi. Si fa finta di ignorarsi, perchè questo è il modo migliore per esorcizzare la paura dell'altro. Magari fra qualche tempo ci vedremo in ascensore e scoppieremo a ridere... Mi dispiace non sarà così, non ci saranno sorrisi, non ci saranno risate, ci sarà una cicatrice enorme nel mio cuore, che nulla potrà mai colmare, potranno esserci altre Lei, ma nessuna sarà mai Tu, con il tuo sorriso, con il tuo dito sulla mia spalla. Nessuna potrà regalarmi la dolcezza di un tuo bacio e la stretta meravigliosa di un tuo abbraccio. Ora Stellina Mia, è tutto finito, sei riuscita a regalarmi quell'odio che non riuscivo a provare. Tu con la tua corte di questuanti sieti riusciti ad aprirmi gli occhi. Non c'è più amore nell'alveo secco del mio fiume dell'Amore. Scorre denso e vermiglio il cupo liquido dell'odio, della voglia di vederti soffrire. Forse una volta te l'ho già scritto, ma nel mio vagabondare tra questi amori brevi, una cosa l'ho imparata: il male che fai, prima o poi te lo ritrovi raddoppiato. Forse per il semplice motivo che i nostri amori brevi con il passare del tempo, divengono, giorno dopo giorno, più necessari, devono essere più coinvolgenti, per la tua dose di amore sei disposto ogni volta a rischiare qualcosa di più. Ogni volta, apri un pò di più il tuo cuore, ti mostri più vulnerabile, perchè ogni volta devi riempire un fiume più grande. Devi diluire il dolore immenso di un immenso amore con un amore ancora più grande. Ma il mondo, questo mondo, queste persone, non ti regalano nulla, nessuna ti regala niente. Tutti vogliono viaggiare in prima e tutti raccolgono a piene mani, dando il meno possibile, esattamente come hai fatto Tu. Ma ci sarà il giorno che la tua voglia di Amore ti farà inciampare e troverai lì ad aspettarti, al varco, ad un passo del tuo cuore, quell'anima nera che farà di Te quello che Tu hai fatto di me... e non avrai scampo, perchè al tuo dolore si sommerà il dolore ed il rimpianto per il dolore che hai dato.
I nostri cuori, le nostre anime, i giocattoli di questi adulti dispersi nel mare della disperazione, della desolazione si rompono spesso, lasciano scie di sangue che non si rapprende. Solo chi ci passa, chi attraversa questo deserto infuocato di giorno e gelido di notte sa cosa significa. Solo chi viaggia da solo in un mare colmo di disperazione disperata, riuscirà a cogliere il senso di queste parole, che amiche riempiono le pagine ora di un diario, ora di un blog, perchè sono l'unoco conforto per chi è troppo solo anche per piangere con un amico, anche perchè ha finito le proprie lacrime. Tu viaggi lontano, un'altra galassia, e solo le parole ti sostengono, queste parole che da sempre ti sono amiche che ti permettono di innamorare e di piangere, queste parole che da sole scivolano silenziose dalla tua anima al foglio bianco, riempendolo. Ho in queste parole il mio tesoro, il mio sostentamanto. Nessuno sa, nessuno legge, nessuno risponde. Le mie parole, sono mie, le tengo strette, le coccolo e le amo, così come faccio con i miei figli. Sono dolci, amare, salate, sapide, tenere, dure, alte, basse, prendono la forma, assumono la forma dell'acqua, perchè la forma non c'è. Le monto, le smonto, le affianco, le accavallo, le scrivo grandi e piccole, gli cambio di formato e loro mi ubbidiscono, rispondono docili al mio comando regalandomi la dolce illusone che per una volta a comandare il gioco sono io. Oggi siete voi il mio Amore.
venerdì 18 febbraio 2005
se penso
Se penso
A mio padre
Ricordo
L’amore
Degli occhi
Azzurri
Della sua mano
Grande
Ricordo
Le ore
Passate a giocare
Passate a parlare
Se sorrido
Oggi
Ai miei figli
Penso
A mio padre
Che tanto insegnò
Con i suoi
Occhi
La mano
E il suo amore per me.
17 febbraio 2005
A mio padre
Ricordo
L’amore
Degli occhi
Azzurri
Della sua mano
Grande
Ricordo
Le ore
Passate a giocare
Passate a parlare
Se sorrido
Oggi
Ai miei figli
Penso
A mio padre
Che tanto insegnò
Con i suoi
Occhi
La mano
E il suo amore per me.
17 febbraio 2005
Iscriviti a:
Post (Atom)