venerdì 19 gennaio 2007

inganno

e se tutto fosse inganno

se tu non fossi mai esistita
se non mi avessi mai baciato quel giorno

se tu non fossi mai arrivata
se non mi avessi accarezzato il viso

se non ti avvessi mai incontrata
bella come solo tu sai essere bella

se non fossi mai annegato nei tuoi occhi
che mi hanno strappato il cuore

allora oggi sarei felice
e riderei di chi mi parla d' amore

e se questo fosse l'inganno?

mercoledì 17 gennaio 2007

Favola (E. Ramazzotti)

E raccontano che lui si trasformò in albero e che fu per scelta sua
che si fermò e stava lì a guardare la terra partorire fiori nuovi
Così fu nido per conigli e colibri il vento gl´insegnò i sapori
di resina e di miele selvatico e pioggia lo bagnò
la mia felicità - diceva dentro se stesso -
Ecco... ecco... l´ho trovata ora che ora che sto bene e che ho tutto il tempo
per me non ho più bisogno di nessuno
ecco la bellezza della vita che cos´è ma un giorno passarono di lì due occhi
di fanciulla,
due occhi che avevano rubato al cielo un pò della sua vernice e senti tremar
la sua radice
quanto smarrimento d´improvviso dentro se quello che solo un uomo senza donna
sa che cos´è
e allungo i suoi rami per toccarla
Capi che la felicità non è mai la metà di un infinito
ora era insieme luna e sole, sasso e nuvola era insieme riso e pianto o
soltanto era un uono che cominciava a vivere
ora era il canto che riempiva la sua grande immensa solitudine,
era quella parte vera che ogni favola d´amore racchiude in se per poterci
credere

Eros Ramazzotti

Sic transit...

Si passa la vita a pensare e ripensare... si passa la vita a pensare a come comportarci, a come relazionarci con gli altri. Si passa la vita cercando di capire gli altri, cercando di costruirsi un manuale del giusto comportamento, aggiungendo di giorno in giorno capitoli e paragrafi. Poi un giorno provi a rileggerlo e scopri che è tutto sbagliato, che nulla è come te lo aspettavi. Tutti i tuoi sogni, le tue metafore di vita le puoi gettare via, arriva qualcuno che si diverte in un attimo, in un solo momento a sovvertire l'ordine costituito. Ti distrugge quelle belle sovrastrutture che hai faticato tanto a mettere su. Prende le tue espressioni e le modifica come fossero plastilina, prende il tuo cuore e se lo riggira tra le mani senza pensarci un secondo. Ti fa suo, ti modifica, ti apre, ti smonta, cambia i pezzi e gli ingranaggi, modifica il tuo modo di "girare". Se ci peni poi ti senti un cretino, ma quando sei li dentro, perchè ti ci sei voluto gettare tu, allora nulla è banale, nulla è sbagliato per Lei. Fareti qualunque cose per regalarle un sorriso, per strapparle un "Ti Amo", per sentirtela un attimo più vicina. Vorresti tirartela addosso, come una coperta, tenertela vicino. Scrivi, pensi, canti, mangi solo per Lei; perchè Lei è quella che ti da la luce, è quella che ti avvicina alla Grazia. Se ti chiedessero di spostare il mondo a spallate, magari proveresti a farlo, perchè credi in Lei, perchè in Lei, trovi la forza di mille uomini. Perchè ti senti Lancillotto con Ginevra. Quanto hai riso... quando ti ho detto questo. Perchè ti avrei protetto da tutto e da tutti, avrei sfidato il mondo e le poche cose buone che nella mia vita ho fatto, avrei perso tutto per Te. Ma tu hai riso, hai alzato le tue belle spalle e hai riso.
C'era già chi spingeva il tuo cuore in un'altra direzione, c'era già chi ti aveva sorriso e aveva aperto una nuova falla nel tuo cuore vagabondo.
Non sei più, ed io non sono più per Te. Potrò forse non dormire mai più, girovagando da una stanza all'altra, riempendi fogli con la voglia di Te. Sognando Te a fianco a me. Sentendo la canzone che incanta dei tuoi sospiri quando ti accarezzavo piano, quando il tuo corpo si muoveva con la musica del mio. Ora tutto questo non c'è più. Ora rimane una ferita profonda, colma di pus, di dolore che non si rimargina, metti in atto tutte le strategie di difesa, ma ti scopri che il sentimento che sempre più prende piede è un odio sordo, feroce. Un odio che ti scorre silenzioso e viscido nello stesso solco in cui un attimo prima scorreva il dolce miele di un Amore impossibile. Tanto è stato grande questo Amore, più profondo e colmo è il fiume in piena dell'odio, della voglia di distruggere la tua figura dentro di me, di accartocciare quelle foto che non ho mai fatto. Una furia cieca che ti porta ad escogitare tutti i modi possibili per farti soffrire almeno la metà di quanto io sto soffrendo. Una furia cieca che ti porta a sederti sulla riva del fiume e aspettando di vedere passare il tuo corpo, solo per dirti: "Visto che avevo ragione io". Poi ti svegli dal tuo non sonno, da quelle poche ore in cui gli occhi vinti dalla stanchezza, dall'ansia, dalla rabbia si chiudono silenziosi, lasciandoti instupidito su di un divano con la televisione accesa. Ti svegli e scopri che l'odio è di nuovo amore, che comunque è lei che si agita nel tuo cuore. Sei li che paghi il conto delle tue malefatte, pensi che prima o poi tutto questo dovrà finire. Pensi che domani ti porterà un amore nuovo, un qualcosa di nuovo per soppiantare, per riempire quel fiume di dolore che ti scorre dentro. Ma non è mai così, non fiisci mai. Ci si vede, si fa finta di non vedersi. Si fa finta di ignorarsi, perchè questo è il modo migliore per esorcizzare la paura dell'altro. Magari fra qualche tempo ci vedremo in ascensore e scoppieremo a ridere... Mi dispiace non sarà così, non ci saranno sorrisi, non ci saranno risate, ci sarà una cicatrice enorme nel mio cuore, che nulla potrà mai colmare, potranno esserci altre Lei, ma nessuna sarà mai Tu, con il tuo sorriso, con il tuo dito sulla mia spalla. Nessuna potrà regalarmi la dolcezza di un tuo bacio e la stretta meravigliosa di un tuo abbraccio. Ora Stellina Mia, è tutto finito, sei riuscita a regalarmi quell'odio che non riuscivo a provare. Tu con la tua corte di questuanti sieti riusciti ad aprirmi gli occhi. Non c'è più amore nell'alveo secco del mio fiume dell'Amore. Scorre denso e vermiglio il cupo liquido dell'odio, della voglia di vederti soffrire. Forse una volta te l'ho già scritto, ma nel mio vagabondare tra questi amori brevi, una cosa l'ho imparata: il male che fai, prima o poi te lo ritrovi raddoppiato. Forse per il semplice motivo che i nostri amori brevi con il passare del tempo, divengono, giorno dopo giorno, più necessari, devono essere più coinvolgenti, per la tua dose di amore sei disposto ogni volta a rischiare qualcosa di più. Ogni volta, apri un pò di più il tuo cuore, ti mostri più vulnerabile, perchè ogni volta devi riempire un fiume più grande. Devi diluire il dolore immenso di un immenso amore con un amore ancora più grande. Ma il mondo, questo mondo, queste persone, non ti regalano nulla, nessuna ti regala niente. Tutti vogliono viaggiare in prima e tutti raccolgono a piene mani, dando il meno possibile, esattamente come hai fatto Tu. Ma ci sarà il giorno che la tua voglia di Amore ti farà inciampare e troverai lì ad aspettarti, al varco, ad un passo del tuo cuore, quell'anima nera che farà di Te quello che Tu hai fatto di me... e non avrai scampo, perchè al tuo dolore si sommerà il dolore ed il rimpianto per il dolore che hai dato.
I nostri cuori, le nostre anime, i giocattoli di questi adulti dispersi nel mare della disperazione, della desolazione si rompono spesso, lasciano scie di sangue che non si rapprende. Solo chi ci passa, chi attraversa questo deserto infuocato di giorno e gelido di notte sa cosa significa. Solo chi viaggia da solo in un mare colmo di disperazione disperata, riuscirà a cogliere il senso di queste parole, che amiche riempiono le pagine ora di un diario, ora di un blog, perchè sono l'unoco conforto per chi è troppo solo anche per piangere con un amico, anche perchè ha finito le proprie lacrime. Tu viaggi lontano, un'altra galassia, e solo le parole ti sostengono, queste parole che da sempre ti sono amiche che ti permettono di innamorare e di piangere, queste parole che da sole scivolano silenziose dalla tua anima al foglio bianco, riempendolo. Ho in queste parole il mio tesoro, il mio sostentamanto. Nessuno sa, nessuno legge, nessuno risponde. Le mie parole, sono mie, le tengo strette, le coccolo e le amo, così come faccio con i miei figli. Sono dolci, amare, salate, sapide, tenere, dure, alte, basse, prendono la forma, assumono la forma dell'acqua, perchè la forma non c'è. Le monto, le smonto, le affianco, le accavallo, le scrivo grandi e piccole, gli cambio di formato e loro mi ubbidiscono, rispondono docili al mio comando regalandomi la dolce illusone che per una volta a comandare il gioco sono io. Oggi siete voi il mio Amore.

venerdì 25 agosto 2006

Il raggio di sole che filtra dalla veneziana alla finestra è di quelli che annunciano una di quelle meravigliose giornate di fine estate che vorresti non finissero mai. Dalla scogliera appena sotto il balconcino della nostra camera, mi giunge sommesso lo sciabordio delle onde che si appoggiano con leggerezza agli enormi scogli che fungono da fondamenta per la villa che ci ospita. Scovata quasi per caso, girovagando in moto lungo questo tratto di costa, ci ha subito colpito. L'ingresso del vialetto spariva, quasi completamente nascostodalla coltre verde e rossa della pianta di ringosperna che lo avvolge. Ci infiliamo, con il motore sornione che borbotta la minimo, lungo il vialetto di ghiaia. Le ruote sembrano non voler smuovere la coltre bianca di sassolini rotondi e perfetti che stanno carezzando. Qualche metro più avanti, dopo una leggerissima curva a sinistra, intorno ad una grande fontana di marmo grigio in cui leggiadre nuotano piante di ninfea dello stesso colore di un tramonto vespertino, si staglia una villa bianca, con i profili azzurri e le imposte dello stesso colore, che sembra uscita da una delle mie fantasie. Mi fermo, volto la testa verso di te e ti vedo sorridere. Hai la stessa espressione di quando sogni dipinta negli occhi.
Ancora non riesci a scendere dalla moto senza rischiare di farmi cadere ed ogni volta, dopo questa tua ardita manovra, riusciamo a guardarci in viso e scoppiare a ridere come la prima volta. Ed io, oggi come allora, ogni volta impazzisco vedendo quel tuo sorriso che riesce ad illuminare anche le giornate più cupe.
Tre grandi scalini ci portano di fronte all'ingresso: due colonne bianche, affiancate da due grandi vasi di limoni sembrano invitarci ad entrare, penso che se potessimo vederci dal di fuori assomiglieremo ad Hans e Gretel un secondo prima di infilarsi all'interno della casa di marzapane. Appena sorpassato il grande arco, la calura estiva lascia il terreno ad un fresco profumato di fiori, frutti esotici e di spezie odorose. Un odore di zagare riempie l'aria riportandomi alla memoria poesie di D'Annunzio e novelle di Pirandello. Sul lato sinistro dell'atrio una grande scrivania fine '800 che funge da reception, al centro un grande kilim con i colori della casa: il bianco, l'azzurro, il verde acquamarina. A destra, in una nicchia riparata, due poltrone di rattan, con cuscini a righe bianche e blu. Tra di loro un tavolino basso, con il piano in cristallo e sopra di esso, oltre un centro tavola di fiori e frutta fresca, una mezza dozzina di riviste di architettura con le immagini delle case più belle del mondo. Oltre l'atrio si nota una scala in legno che sale aricciandosi verso i piani superiori e più in fondo una vetrata con i profili in ferro battuto, lascia intravedere una terrazza ricolma di piante, fiori multicolori e la promessa di bagni di sole immersi nella tranquillità più assoluta. Siamo totalmente presi da questo spettacolo, quando una voce cortese ci fa sobbalzare. Una signora, sui cinquanta, con indosso un abito di piquè a tubino, che lascia intendere un corpo ancora bello e snello, i capelli del biondo di chi vive sempre all'aria aperta e duo occhi sinceri e simpatici, ci dà il benvenuto chiedendoci cosa possa fare per noi. Le chiediamo una stanza, per un paio di giorni, poi si vedrà. Ci sorride premurosa, ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto per portare i bagagli e quindi voltandosi verso la piccola bacheca a fianco della scrivania prende una delle chiavi appese e si volta facendoci segno di seguirla. Ci dirigiamo verso la scala che avevamo notato in precedenza, saliamo al piano superiore e ci affacciamo su di un corridoio con cinque o sei porte colorate. Da dietro una delle porte si sente il vociare allegro di un bambino o due, da un'altra Eros Ramazzotti intona le prime note de "L'Aurora". Ci fermiamo di fronte l'ultima porta sulla destra. La signora mi cede la chiave e mi invita a passare da lei più tardi per lasciarle i documenti. Si volta, incrocia il tuo sguardo, ti sorride e tu arrossisci teneramente. Apro la porta della stanza: un sogno, il nostro sogno. Non è molto grande, ma è esattamente come l'avevo immaginata quel giorno a Villa Pamphili. Sul fondo un grande letto con un baldacchino in ferro battuto e un velo di tulle che ricade prigramante da un lato. Sulla sinistra la porta di un balconcino che si slancia avventurosamente a picco su di una vista mozzafiato del mare più azzurro che abbia mai visto e di una scogliera di massi neri e lucenti. Oltre il letto sulla destra un settimino piemontese, colorato della medesima tinta della porta e sopra di esso un centro tavola del tutto simile a quello che era nell'atrio e con la medesima funzione di regalare profumi di spezie e frutta fresca. Leggermente discosta la porta della camera da bagno.
Ci guardiamo, non abbiamo ancora scambiato una parolada quando siamo scesi dalla moto. Io non trovo il coraggio di guardarti. E' tutto così semplice, senza pretese, esattamente come il nostro incontro, esattamente come lo avevamo sognato, esattamente come lo volevamo. Mi volto e vedo che mi sorridi, il tuo dito indice sfiora dolcemente il mio braccio, il tuo solito gesto, il tuo solito meraviglioso gesto di quando le parole non possono dire quello che vorresti.
Ti sciogli i capelli che tenevi annodati per infilarmi più comodamente nel casco, ti avvolgi l'elastico colorato intorno al polso e fai scorrere le dita tra i capelli leggermente arruffati. Ti guardo e studio ogni tua mossa, come fosse la prima volta. Un vento leggero penetra nella camera perfettamente fresca, nonostante fuori il sole di Settembre sia ancora brillante e caldo.
Ti avvicini, sento il tuo profumo, vedo i tuoi occhi, sento la tua mano accarezzarmi dolcemente il collo ed ho solo voglia di baciarti, di stringerti, di non lasciarti mai più. Ti appoggi a me, sento il tuo respiro diventare il mio, mi scopro innamorato come non lo sono mai stato, mi scopro pazzo di te, di tutto quello che rappresenti e di quello che in realtà sei. I tuoi occhi, i tuoi capelli, ogni centimetro della pelle mi entra dentro, si conficca dentro di me a mezza strada tra il cuore e l'anima, si piazza tra il mio razionale e l'irrazionale più selvaggio. Volo, metri sopra tutto e sopra tutti, non esisti che tu. Perdo qualunque cognizione del tempo e dello spazio. Sento il profumo delle lenzuola avvolgermi: è profumo di lavanda e di cannella; sono lenzuola dilino, come quelle di una volta, fresche e dolci, come il tuo corpo che ora si stringe a me. Voliamo sopra tutto e sopra tutti. Non esiste più nessun tempo, non esistono le stagioni, i giorni, i mesi, i secondi... nulla!
Il raggio di sole che filtra dalla veneziana alla finestra è di quelli che annunciano una di quelle meravigliose giornate di fine estate che vorresti non finissero mai... Mi volto piano, cercando di non far rumore. Stai dormendo, bella come solo tu sai essere bella, sento leggero il tuo respiro e sotto le lenzuola indovino il tuo corpo nudo. I tuoi capelli si aprono sul cuscino. Bella come solo tu sai essere bella; mi alzo lentamente, il profumo del mare si confonde con quello del caffè che sale dal basso. Esco dalla camera, guardandori ancora una volta, mentre scendo incrocio la signora, mi sorride, ricambio con una gioia che non provavo da anni. Mi procuro un vassoio, due caffè e due croissant ancora caldi; rubo una zagara bianca e profumatissima, rifaccio le scale due alla volta, il piccolo corridoio e trattenendo il respiro apro piano la porta della camera. Dormi ancora, ti sei voltata. Hai le mani infilate sotto il cuscino, vedo il tuo profilo, hai la gamba sinistra leggermente piegata, il lenzuolo è sceso e lascia scoperta una piccola parte delle spalle. Poggio piano il vassoio, mi avvicino ti do un piccolo bacio tra le scapole. Fai un sospiro, hai ancora gli occhi chiusi, ti volti verso di me e sempre senza aprire gli occhi mi prendi il viso tra le mani e mi baci come nessuno mi aveva mai baciato. Buongiorno Amore Mio.

martedì 8 agosto 2006

silenzio

Ascolto nel silenzio
Il tuo respiro
Piano
Mi regali
Ore di gioia
Solo perchè
L'attesa di Te
Nelle notti più lunghe
Sa del sapore dolce
Delle tue labbra
Sulle mie

7 agosto 2006

venerdì 4 agosto 2006

ho chiuso gli occhi

Ho preso le tue mani
Le ho poggiate sul mio viso
E ho chiuso gli occhi
Non voglio più
Non ho mai cercato di meglio
Sento
Le tue mani
Sul mio viso
Le tue mani
Mi dicono
Che non si può
Che non sbaglio
Perchè
Le tue mani
Sono quello
Sono tutto
E non ho mai cercato di meglio

3 agosto 2006

giovedì 3 agosto 2006

Tu

Uno sguardo
Uno come il tuo
Uno sguardo dice tutto
Che ti scioglie l'animo
E ti lascia di pietra
Vorrei scavare dentro i tuoi occhi
Arrivare alla tua anima
E scrivere
Scrivere tutte le parole che non ti ho detto
Con uno sguardo
Avrei voluto dirti
Mentre ti allontanavi
Che solo tu
Con uno sguardo
Avevi portato via
Tutte le mie parole

3 Agosto 2006